Ma chi è davvero questo Matteo?

Matteo Renzi arriva con dieci minuti di ritardo ad Arezzo e qualcuno gli dice prontamente “Se tu vuoi fare lo stil novo presentati puntuale eh” frase che il sindaco fiorentino coglie al volo e rilancia subito al pubblico della Sala Montetini strappando la prima risata collettiva in un auditorium colmo di orecchie dritte, pronte ad ascoltare la presentazione del suo ultimo libro “Stil Novo”.

Renzi sforna una ricetta facile e veloce, la voglia di fare politica non manca cosí come la gente disposta a mettersi in gioco, occorre per questo, secondo il cyberscout uscire dal vecchio stile. Come? Cambiando le facce che da venticinque anni sono sempre le stesse e che le persone si sono scocciate di vedere.

«Non credo di essere io lo stil novo, via! Pensiamo piuttosto all’antipolitica che é diventato un punto impressionante sul quale porre attenzione ma che non é troppo diversa da quella di altre stagioni del passato». Renzi fa riferimento alle massime sulle quali l’antipolitica si basa e quindi ai tagli alla casta, e spiega cos’ha fatto a Firenze «Noi abbiamo dimezzato il numero degli assessori e venduto le auto blu all’asta, quello che voglio far capire é che se tu sei in grado di dire che dopo tre mandati in parlamento uno va a casa, Grillo finisce».

Secondo Renzi infatti Beppe Grillo é l’uomo delle contraddizioni e ricorda i tempi in cui spaccava computer arrigando alle folle e faceva il testimonial della Yomo contrapponendo così, quella figura del passato a quella del presente: un blogger che detesta la televisione.
Ma Renzi si sa è anche un fenomeno trasversale, fuori dagli steccati ideali e  questo non sembra preoccuparlo troppo «Se ci sono persone che cambiano orientamento politico non é una malattia insomma, sono le regole del gioco poi non ve lo sto a dire, noi sulla cosa di Calearo siamo ancora in terapia di gruppo». Una signora alle mie spalle bisbiglia lentamente “Bravo, pungente, intelligente”. 
E’ pronto Matteo, alla domanda del giornalista sulla sua possibile candidatura alle primarie risponde sul pezzo «Il compito di un dirigente politico é quello di stare dentro al Pd, io ci sto e cerco di cambiarlo perché così com’é non convince e lo faccio in maniera leale, trasparente e chiara. Quello delle primarie non é uno scontro tra  persone e il partito democratico non deve e non puó pensare con lo stesso ragionamento del ’93 quando la sinistra vinse dappertutto le amministrative e la gioiosa macchina da guerra, come la definì Occhetto, fu letteralmente sconfitta da una strategica mossa di marketing politico per mano berlusconiana dove in tre mesi un soggetto politico costruito minuziosamente in laboratorio sbaragliò tutti».

Renzi il riflessivo si approccia alla crisi attuale «Qua fuori la generazione dei nonni, salva i giovani, dentro invece, dentro al parlamento, quelli con i capelli bianchi hanno speso lo spendibile ed é questo il passaggio che ha provocato un sistema paese che non sta più in piedi» e Matteo il letterato prende in prestito una frase di Camus per raccogliere ulteriore consenso in sala  “La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza”. Verso la fine così, Renzi apre alla bellezza, tanto inneggiata nella sua ultima fatica «Ci vuole il coraggio di fare cose nuove, quello dei costruttori di cattedrali che iniziano i lavori e non ne vedranno mai la fine».

E mentre loda gli “imprenditori bravi” definendoli eroi nel panorama del lavoro odierno, a  cascata elenca punti sui quali è necessario il  rinnovamento partendo dal sistema della giustizia e individuando come prima grande sfida il recupero della giustizia sociale.
Matteo Renzi, lo scrittore acuto, il poeta leggero, il politico aperto e il grande comunicatore spiega in sostanza il reale tentativo del suo libro «Le pagine di Stil Novo raccontano che esiste un bisogno etico ed estetico per mettere insieme il futuro, in un momento in cui sembra invece che ci si debba guardare intorno solo con disperazione».

Chiude su Dante «Lui non era uno triste e servirebbe alla sinistra di oggi, si batterebbe contro il papa e  se la giocherebbe fino in fondo, parlando e comunicando con tutti. Sarebbe un bravissimo twittatore insomma “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” son meno di 140 caratteri questi!».

Il centro sinistra del Renzi dantesco è un centro sinistra appassionato della vita e ha la grande voglia di guardare al futuro, non soltanto come una minaccia ma come una speranza.

A questo punto sembra tutto chiaro, lui, il costruttore di cattedrali del 3000 a guardarlo bene sembra quasi che abbia in testa, una corona d’alloro!

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