Flapper in 12 mosse

Cercando sul web informazioni intorno agli anni venti mi sono piacevolmente imbattuta in questo articolo di Tiziana Lo Porto, pubblicato su D-Repubblica lo scorso giugno.

Di tutti i costumi fabbricati in casa e indossati per le feste di carnevale della mia infanzia, ce n’è uno che ricordo più degli altri. Era un vestito anni venti, bordeaux e ghiaccio, eravamo nel 1983, e io avevo undici anni. Arrivata alla festa il mio abito anni venti mal si adeguava al resto dei costumi nella stanza facendomi sembrare quanto mai un’aliena, una ragazzina piovuta da un altro pianeta. Eppure, a ripensarci adesso, posso dire che mai ci fu abito in cui mi sentii così a mio agio. A modo mio ero una flapper, anche se ancora non sapevo cosa volesse dire la parola “flapper”.

Lo avrei scoperto una manciata d’anni dopo, leggendo i romanzi di Francis Scott Fitzgerald, guardando i film muti con Louise Brooks e Mary Pickford, scoprendo che non si trattava di una moda, ma di un’attitudine, di un modo di scegliere chi volere essere senza mai perdere di vista sé stessi. Alcuni dizionari traducono la parola “flapper” con “ragazza emancipata”, altri con “maschietta”. Ma come definizione nessuna delle due è sufficiente. Il termine flapper viene dal verbo flap e allude allo sbatter d’ali degli uccellini che imparano a volare. Il primo a usarlo per definire una precisa categoria di ragazze fu Desmond Coke, nel 1903, nel suo The Sandford of Merton: a Story of Oxford Life, romanzo parodia del classico per l’infanzia The History of Sandford and Merton di Thomas Day. La flapper in oggetto era una ragazza giovanissima che in qualche modo emanava irriverenza: una sorta di Lolita che fumava, beveva e ballava lo shimmy e il charleston evocando col fruscio dei vestiti il flapping degli uccellini al loro primo volo. Flapper diventarono così tutte le giovani donne che negli anni venti sfidarono, con il loro modo di vestire, parlare e comportarsi, le convenzioni dell’epoca. Protofemministe anche loro, anche se in modo talmente irriverente e politicamente incorretto da essere viste con un misto di diffidenza e antipatia dalle coetanee suffragette. Mentre queste ultime si battevano per essere pari agli uomini nel lavoro o in politica infischiandosene dell’aspetto estetico, le flapper usavano la propria bellezza e femminilità come armi per emanciparsi dall’immagine della donna infelice e vittima, prigioniera di una famiglia non sempre desiderata, personaggio secondario e mai protagonista della propria vita. La parità la cercavano anche loro, ma di notte, fumando e bevendo come uomini negli speakeasy e nei nightclub.

A dar loro popolarità, facendo della flapper un modello di vita per le donne più o meno giovani, furono Francis Scott Fitzgerald e le attrici del muto. Il primo fece della moglie Zelda (indiscutibilmente regina delle flapper e autrice lei stessa delPanegirico della flapper, pubblicato dal Metropolitan Magazine nel giugno del 1922) un’icona rendendola irresistibile protagonista dei suoi popolarissimi romanzi e racconti. Le seconde (da Clara Bow a Louise Brooks e Anna May Wong), diventarono flapper tanto sul grande schermo che nelle vite reali. E tutte vennero amate e imitate dalle giovani donne dell’epoca.Oggi, quasi un millennio dopo, continuano a tornare utili i consigli delle flapper, rintracciabili indirettamente in alcuni film e telefilm (la serie tv Boardwalk Empire prodotta da Martin Scorsese, per esempio, o l’atteso Grande Gatsby diretto da Baz Luhrmann) e in modo più diretto nell’accurato saggio di Joshua Zeitz Flapper. A Madcap Story of Sex, Style, Celebrity, and the Women Who Made America Modern (Three River Press), nei racconti e poesie di Dorothy Parker, nelle innumerevoli biografie di Zelda Fitzgerald, Louise Brooks & co., e nel dizionario della flapper pubblicato nel luglio del 1922 dalla rivista Flapper (consultabile online sul blog bookflaps.blogspot.com). Quanto segue non vuole essere un manifesto, ma solo un po’ di saggezza condivisa. Dodici consigli evergreen per giovani donne che alle mode condivise preferiscono la consapevolezza dell’essere e apparire uniche, e che al fare come fanno le altre prediligono il fare quello che vogliono.

1. Fate quello che vi pare 
La flapper, scriveva Zelda nel 1921 nel suo Panegirico, “era consapevole del fatto che le cose che faceva erano le cose che aveva sempre voluto fare”. Diventate anche voi consapevoli che quello che state facendo è quello che avete sempre voluto fare. E se così non è, non abbiate paura di cambiare: a fare quel che si è sempre voluto fare si migliora solo la qualità della vita. Propria e altrui.

2. Siate voi stesse
E siatelo dappertutto. Anche sul lavoro. Nel 1925 la ventitreenne Lois Long cominciò a scrivere sull’appena nato magazine New Yorker. Anche lei era una flapper, e firmava la sua seguitissima rubrica di cronaca mondana con il nom de plume Lipstick. Lois Long passava le notti negli speakeasy e ai party più in e sfrenati di New York. Poi, alle prime luci dell’alba, si presentava direttamente in redazione, senza passare da casa, in abito da sera e totalmente ubriaca. Quando dimenticava la chiave del cubicolo con la sua scrivania, scalciava via le scarpe e noncurante di chi le stava intorno scavalcava.

3. Non siate un luogo comune
“La cosa che le flapper detestano più di tutte sono i luoghi comuni”. Così dichiarava una flapper diciottenne intervistata nel 1922 dal New York Times Book Review and Magazine. Di fatto i luoghi comuni non piacciono a nessuno. Smettete dunque di essere voi stesse un luogo comune e siate qualcos’altro.

4. Siate irriverenti
O meglio, usate tutta l’irriverenza di cui disponete per ottenere quello che volete. Non abbiate paura che gli altri vi giudichino sfrontate. Furono le flapper a inventare l’abitudine di imbucarsi alle feste. Nel loro vocabolario crasher era chi andava una festa senza essere invitato, e un crashing party era una festa in cui senza invito ci si presentava in tanti, giovani, belli e rigorosamente in gruppo. Mentre i petting party erano i party in cui ci si strusciava. Tutti il tempo.

5. Baciate
Baciate gli altri, baciate voi stesse, usate con gli uomini il bacio con la stessa facilità con cui usate le parole. Dice Zelda: “Gli uomini sposeranno le donne che sono riusciti baciare prima di averle chieste in moglie ai loro papà”. E se proprio dovete usare le parole, inventatele. Fate come le flapper, che chiamavano “manette” gli anelli di fidanzamento, “spremilimoni” gli ascensori e “ombrelli” gli uomini da usare come accompagnatori il pomeriggio e scaricare la sera.

6. Sorridete 
Uno dei motivi per cui Zelda si teneva alla larga dalle altre donne era la sua idiosincrasia per la gente che si piange addosso. Le donne che si lamentano non piacciono agli uomini. E nemmeno alle donne. Smettete di fare le martiri, e vivete al meglio la vita che avete. Piangere non serve altro che a farvi venire più rughe. Saggio chi ha detto: “Ridi molto e quando sarai vecchia avrai le rughe nei punti giusti”.

7. Mettetevi in mostra e trattateli male
“Tutti i riflettori sono puntati sulle sue battute”, scriveva Dorothy Parker in una poesia. La poesia si chiamava The flapper e finiva così: “La sua regola d’oro è abbastanza semplice: sceglierli giovani e trattarli male”. Come darle torto.

8. Siate fedeli solo a voi stesse 
Con ciò non vi vogliamo spingere sulla strada dell’infedeltà. Diciamo solo che è meglio tradire che essere tradite. E che è ancora meglio lasciare prima di essere tradite. Sempre Dorothy Parker, inCongedo: “Non offendetemi miei cavalieri, e giudicatemi con tenerezza. È la mia forza e la mia debolezza – li ho amati finché amavano me”.

9. Circondatevi di uomini
Le giovani flapper, a detta di Zelda, più che di amici avevano bisogno di folle. E più maschi c’erano in quelle folle, più si affollavano intorno alle giovani flapper. A dirla in altri termini: se siete belle e volete anche diventare popolari, sarà più facile farlo circondandovi di uomini che non di donne. Fidatevi.

10. Non mentite 
Nemmeno sull’età. Tanto è inutile. Ed è anche noioso. Scrive Louise Brooks nella sua autobiografia: “Non avendo mai avuto bisogno di mentire a casa, feci il mio ingresso nel mondo con una radicata abitudine alla verità, eliminando automaticamente dalla mia vita quella piatta monotonia che devono provare i bugiardi. Tutte le bugie si assomigliano”. È vero.

11. Vivete bene 
Zelda Fitzgerald, secondo la sua biografa Nancy Milford, “vedeva nella flapper un codice per vivere bene”. E dato che vivere bene è un concetto relativo, sta a voi trovare il modo di farlo. À chacun sa vie!

12. Soprattutto non siate noiose
Scriveva infine Zelda nel suo Panegirico della flapper: “E si rifiutava di essere annoiata soprattutto perché non era noiosa”. Una frase talmente illuminante che nel 1990 i Pet Shop Boys ci fecero quello che sarebbe diventato uno dei loro singoli più amati. La canzone si chiamava Being Boring e, parlando di Zelda, a un certo punto faceva così: “She said. ‘We were never feeling bored / ‘Cause we were never being boring / We had too much time to find for ourselves”. Annoiarci noi? Naaaa.

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Comments
2 Responses to “Flapper in 12 mosse”
  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. cucinadigio ha detto:

    Ora me lo stampo e me lo appendo in camera. anzi no, ne faccio un libretto e me lo porto dietro sempre, insieme a “Il metodo Sticazzi”.
    Questo sì che è parlare!

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